Giacomo Serreli

Giacomo Serreli

Nato a Cagliari il 30 luglio del 1955, giornalista professionista dal 1983; in pensione dal 2017.
Collabora attualmente con l’emittente televisiva privata Videolina per la quale dal 1976 a settembre 2017 ha lavorato presso la redazione del TG.
Uno dei suoi campi di maggior interesse è quello musicale, specie riferito alla scena sarda.
A quest’ultima ha dedicato in particolare tra il 2010 e il 2013 un ciclo di trasmissioni (“Boghes e sonos” e “Sonora”) per la sede regionale della RAI per la quale aveva già collaborato tra il 1979 e il 1983 con programmi dedicati al pop, blues e musica popolare americana.
Per alcuni anni, dal 1975 ai primi anni Ottanta, ha svolto un’intensa attività di curatore di programmi musicali presso l’emittente radiofonica “Radiolina”.
Frutto di questo suo specifico interesse e studio anche la pubblicazione di alcuni volumi (“Sonos langanos” sull’attività di Elena Ledda e Mauro Palmas (1998); “Sardegna rock” (1991,1994) poi ampliato nei due volumi di “Boghes e sonos” (2003) e nei tre volumi di “Boghes e sonos, musica in Sardegna 1960-2020” (2020); “Maria Carta, voce e cuore di Sardegna” (2019); “Dropout music, itinerari per il mondo di un dj radiofonico” (2021).
Diversi suoi saggi compaiono su altre pubblicazioni; tra cui “Launeddas” a cura di Giampaolo Lallai (1997), “Sardinia” in “The Rough Guide to world music. Vol. 2” (2009), “Sardinia hot jazz” di Claudio Loi (2011), “Enciclopedia della musica sarda” di Marco Lutzu e Francesco Casu (2012), “Vintage” di Riccardo Frau (2020), “Prolagus” di Andrea Andrillo (2020), “Mala manera” dei Malasorti (2020), “Un’intervista lunga una vita” di Leonardo Marras (2020).
E’ stato tra i promotori e direttore artistico della manifestazione “Ichnos” (dieci edizioni tra il 1993 e il 2019 anche a Milano e L’Avana).
Dalla sua costituzione è responsabile del comitato scientifico della Fondazione Maria Carta che organizza dal 2003 il premio dedicato all’artista scomparsa nel 1994 (svoltosi anche a Milano, Roma, Gorizia, Cremona) e, dal 2017, “Freemmos”, contro lo spopolamento dei piccoli centri dell’isola.

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